PISTOIA – Progetto “Voce” Vedere Oltre i Confini Emozionali

//PISTOIA – Progetto “Voce” Vedere Oltre i Confini Emozionali

PISTOIA – Progetto “Voce” Vedere Oltre i Confini Emozionali

La scuola, insieme alla famiglia, in quanto agenzia di formazione e socializzazione, riveste un importante ruolo all’interno della vita dei ragazzi sulla quale far leva per promuovere il loro benessere in un’ottica biopsicosociale. Essa, infatti, non può essere solo luogo dove avviene la pura e semplice trasmissione di nozioni, al contrario, favorendo esperienze relazionali con adulti e coetanei si pone in primo luogo come spazio privilegiato nel quale permettere ai ragazzi di prendere contatto con la propria vita emotiva, ma soprattutto come un momento per accrescere le loro capacità comunicative e decisionali. Molte delle esperienze che i ragazzi si trovano a vivere in questa realtà si tramutano quindi in occasioni di crescita, altre invece potrebbero produrre contrasti, disagi, sofferenze.

Il Progetto, che prevede l’istituzione di uno Sportello di Ascolto Psicologico e di altre iniziative progettuali all’interno dell’Istituto, vuole rispondere principalmente all’esigenza di aiutare gli alunni ad affrontare la crisi che la fase adolescenziale porta in seno, permettendo loro di acquisire coscienza e consapevolezza delle loro reali e potenziali capacità in modo da consentire una migliore gestione delle relazioni, dei loro contrasti e delle eventuali sofferenze psicologiche. L’offerta progettuale propone dunque una serie di iniziative finalizzate ad incrementare la qualità e l’efficienza degli interventi e dei servizi rivolti all’adolescenza, alle famiglie e agli insegnanti del Liceo “Coluccio Salutati”.

In virtù dell’esperienza maturata dal nostro team in diversi istituti superiori poniamo attenzione su alcune aree a nostro avviso problematiche in questa fase adolescenziale, restando aperti ad eventuali proposte che rispecchino maggiormente la realtà ed i bisogni più vivi del Vostro Istituto.

In particolare:

  • Disagio scolastico e drop out

Il disagio scolastico è un fenomeno complesso legato sì alla scuola, come luogo di insorgenza e di mantenimento, ma anche a variabili personali e sociali, come le caratteristiche psicologiche e caratteriali personali da una parte e il contesto familiare/culturale e dall’altra. Mancini e Gabrielli (1998) lo definiscono come “uno stato emotivo, non correlato significativamente a disturbi di tipo psicopatologico, linguistici o di ritardo cognitivo, che si manifesta attraverso un insieme di comportamenti disfunzionali (scarsa partecipazione, disattenzione, comportamenti prevalenti di rifiuto e di disturbo, cattivo rapporto con i compagni, ma anche assoluta carenza di spirito critico), che non permettono al soggetto di vivere adeguatamente le attività di classe e di apprendere con successo.  Essendo determinato dall’interazione di più fattori questo si esprime in una grande varietà di situazioni problematiche che espongono lo studente al rischio di insuccesso e di disaffezione alla scuola. Tra le varie forme di disagio scolastico ricordiamo: difficoltà di apprendimento, basso rendimento rispetto alle reali capacità del soggetto, assenteismo, disaffezione, abbandono scolastico fino a problematiche comportamentali quali difficoltà di attenzione e concentrazione, iperattività motoria, scarsa tolleranza delle frustrazioni, fenomeni di prepotenza e bullismo. Non trascurabile è poi la realtà dell’abbandono non accompagnato dall’atto manifesto di lasciare la scuola, ma caratterizzata da disimpegno e disinvestimento fino a legarsi ad aspetti più specifici della vita sociale quali le condotte a rischio. Queste manifestazioni oltre a creare numerose problematiche all’interno del gruppo classe spesso comportano un’ interruzione degli studi come risultato dei ripetuti fallimenti sul piano del rendimento, di un rifiuto nei confronti di una realtà fonte di emozioni negative e frustranti, oppure frutto di una scelta più o meno razionale e più o meno condivisa con i genitori e i docenti.

Queste manifestazioni, come indica anche Pelanda (1999), possono essere accompagnate da tendenze oppositive, espressione del bisogno di ribellarsi nei confronti delle richieste-imposizioni esterne e quindi anche scolastiche, oppure da sentimenti di rabbia nei confronti della scuola, vista come la causa dell’insuccesso, o ancora da sentimenti di tipo depressivo, di inadeguatezza, di incapacità, di scarsa autostima con conseguente ritiro e disinvestimento esteso anche ad altre attività.

  • Difficolta nella gestione delle emozioni e delle relazioni

In questa fase della crescita risulta molto importante sviluppare le competenze emotive dei ragazzi al fine di accrescere il loro senso di identità offrendo loro un prototipo per la costruzione delle “relazioni” siano queste amicali, parentali o affiliative in genere. L’attuale generazione di ragazzi presenta un maggior numero di problemi emozionali rispetto alle generazioni precedenti (irrequietezza, difficoltà a concentrarsi, depressione, solitudine, disturbi d’ansia…) Tali problemi si accompagnano ad un vero e proprio analfabetismo emotivo. Da qui nasce la fondamentale esigenza di insegnare ai ragazzi a conoscere e gestire le proprie emozioni fornendo loro un  insieme di capacità interpersonali ed intrapersonali essenziali alla loro vita relazionale, culturale e sociale. Il primo principio dell’intelligenza emotiva definita da Daniel Goleman(1996) come la “capacità di riconoscere i nostri sentimenti e quelli degli altri, di motivare noi stessi, e di gestire positivamente le nostre emozioni tanto interiormente quanto nelle relazioni sociali” è l’autoconsapevolezza. Questa nasce appunto dalla capacità di dare un nome ai sentimenti, imparando a riconoscerli e a rispettarli. La mancanza di autoconsapevolezza emotiva produce nei minori uno scarso controllo sui sentimenti, in particolare su quelli di rabbia, di ansia e di tristezza, con conseguenze molto negative sul piano della vita mentale e sociale, sul piano della capacità di apprendere e sul piano delle relazioni con i coetanei. Esiste un rapporto direttamente proporzionale tra “analfabetismo emotivo” e disturbi del comportamento, atteggiamenti di irrequietezza, di chiusura comunicativa, di demotivazione all’apprendimento, di bullismo.  Dato che lo scarso sviluppo dell’intelligenza emotiva nei ragazzi contrasta le possibilità di crescita sul piano sociale e culturale impedendo loro di “apprendere dall’esperienza” (Bion, 1972) la ”alfabetizzazione emotiva” potrebbe risultare una strategia molto efficace per intervenire su tali problematiche.

In particolare potrebbe rivelarsi utile per: elaborare conflitti irrisolti all’interno del gruppo classe, migliorare la relazione tra insegnanti ed allievi, ridurre le tensioni e gli agiti aggressivi e provocatori, aumentare la calma e l’attenzione aumentando le opportunità di affrontare in un modo più funzionale temi difficili, ma di vitale importanza, come quelli collegati alla sessualità e alla violenza.

  • Area della violenza, bullismo

Questa è una delle aree in cui si manifestano i disagi e i rischi in adolescenza e la cui incidenza e gravità costituisce oggi motivo di forte preoccupazione e allarme sociale. Il bullismo è un tipo di comportamento aggressivo particolarmente insidioso e pervasivo che si basa sull’intenzione ostile di uno o più ragazzi, sulla ripetitività nel tempo dell’azione persecutoria e sulla debolezza della vittima che difficilmente riesce a difendersi. Assume diverse forme siano esse verbali, fisiche, psicologiche, incluso l’uso inappropriato di internet e dei mezzi di comunicazione di massa (Menesini, 2007).  Come ben sappiamo però dalla cronaca, dalle esperienze quotidiane di insegnanti genitori e alunni esistono altre forme di violenza non classificabili come atti di bullismo (violenza familiare e non, pestaggi, …). La frequenza di questi episodi tende oggi ad aumentare nelle aree urbane in cui problemi economici e di integrazione sono più radicati e dove le minoranze stentano ad inserirsi. Negli istituti inseriti in questi contesti le tensioni create dall’emarginazione e dalla frustrazione della società circostante si manifestano facilmente tanto che, ci dicono le statistiche, un ragazzo su due rischia di essere protagonista di atti di violenza come vittima o come esecutore.

  • Area dei comportamenti a rischio e delle dipendenze

Con comportamenti a rischio si intendono quelle condotte  pericolose e spregiudicate nell’uso di sostanze legali e illegali (alcool, tabacco e droghe), nei comportamenti sessuali non protetti, nella guida imprudente su strada, che possono portare a conseguenze negative più o meno immediate per il benessere dei giovani adolescenti. Prolungati e ripetuti comportamenti di questo tipo possono favorire infatti l’instaurarsi di vere e proprie patologie da dipendenza e compromettere sia il benessere psico-sociale sia la salute fisica degli stessi ragazzi (Bonino, Cattelino e Ciairano, 2003).

  • Difficoltà di integrazione

Un fenomeno iniziato a partire dagli anni ’70 e ‘80, in cui la società italiana è stata investita da un costante flusso migratorio che progressivamente ha coinvolto anche il mondo della scuola. Questa presenza sempre più consistente di alunni di altre culture rappresenta una reale sfida quotidiana per gli insegnanti e gli operatori scolastici che si trovano a riorganizzare in termini relazionali, sociali, culturali e cognitivi le tradizionali prassi di lavoro al fine di costituire un’occasione di promozione e di crescita per tutti. In questa area si inseriscono inoltre alcune delle problematiche più specifiche dei minori stranieri adottati. Nel nostro territorio sono attive da anni iniziative culturali e scolastiche sulle tematiche dei processi migratori e della mediazione linguistica e interculturale alle quali riteniamo importante affiancare approcci e modelli di intervento sulle implicazioni psicologiche ed educative che i processi di integrazione scolastica comportano. L’intervento dello psicologo in queste aree consiste nel creare percorsi di promozione dell’integrazione degli adolescenti attraverso la riduzione del pregiudizio, l’armonizzazione delle dinamiche del gruppo classe e gli interventi rivolti alle famiglie e alla comunità con l’obiettivo di promuovere la conoscenza e il dialogo tra i ragazzi e le figure di riferimento. In particolare lo psicologo potrebbe lavorare in questa direzione mediante azioni di formazione rivolte agli insegnanti e ai genitori e mediante interventi diretti nelle classi volti a favorire l’interazione e la costruzione di un senso di appartenenza al gruppo, motivando i ragazzi ad una maggior presa di coscienza dei comportamenti a rischio. Laddove ci sono problematiche individuali un altro livello significativo riguarda anche l’intervento con il singolo ragazzo.

In questo panorama la cooperazione tra scuola e psicologo, in un’ottica di collaborazione e corresponsabilità rende possibili interventi più specifici ed efficaci al fine di attutire il disagio socio-emotivo tipico della fase adolescenziale.

 

  1. DESTINATARI:
  • Allievi ( proposte sia individuali sia di gruppo )
  • Genitori
  • Insegnanti e personale scolastico

 

  1. OBIETTIVI SU CUI SI BASANO GLI INTERVENTI

OBIETTIVI GENERALI

  • Promuovere il benessere e il successo scolastico degli alunni.
  • Sostenere l’integrazione scolastica degli alunni provenienti da culture diverse.
  • Potenziare le competenze comunicative e relazionali dei ragazzi e degli insegnanti.
  • Sviluppare nei genitori e nei docenti la capacità di risolvere le problematiche educative.
  • Sostenere la qualificazione del ruolo dei genitori.
  • Attivare uno Sportello di Ascolto Psicologico rivolto agli alunni, docenti e genitori per la consulenza e prevenzione del disagio, della dispersione scolastica e del bullismo.

OBIETTIVI SPECIFICI

AREA SOCIO – RELAZIONALE

  • Potenziare le competenze relazionali all’interno del gruppo classe
  • Sostenere l’integrazione scolastica degli alunni provenienti da culture diverse
  • Migliorare la comunicazione e la risoluzione di problematiche tra pari
  • Facilitare la comunicazione e la condivisione degli obiettivi comuni tra alunni, insegnanti e famiglie
  • Osservare correttamente il comportamento degli alunni per individuare i fattori contestuali che potrebbero contribuire al disagio
  • Accrescere la capacità di cooperazione nel gruppo

AREA PSICO-EMOTIVA

  • Favorire l’integrazione socio- affettiva, emozionale e culturale in un clima di permanente accoglienza
  • Favorire negli alunni e nel gruppo classe adeguate conoscenze e capacità di gestione delle emozioni volte alla risoluzione dei conflitti e delle problematiche evolutive.
  • Offrire un supporto alle famiglie per un’appropriata interpretazione e gestione dei disagi emotivi, relazionali e comportamentali dei propri figli.
  • Acquisire la conoscenza di sé e la consapevolezza delle proprie emozioni.

AREA MOTIVAZIONALE E di ORIENTAMENTO

  • Motivare l’alunno al raggiungimento dei propri obiettivi scolastici e personali facilitando l’elaborazione di strategie individualizzate e funzionali.
  • Supportare e facilitare i docenti nel riconoscimento dei punti di forza e di debolezza dei propri alunni al fine di potenziarne le attitudini scolastiche ed accrescere l’autostima e l’autoefficacia degli studenti.
  • Offrire un percorso volto all’orientamento scolastico-professionale che tenga conto non soltanto delle capacità, ma anche degli interessi e delle aspirazioni degli alunni
  • Valorizzare le risorse personali dei ragazzi, motivandoli al cambiamento
  • Sensibilizzare e formare genitori, insegnanti e operatori scolastici ad un riconoscimento dei casi problematici, dedicando maggior spazio alla ricerca di strumenti conoscitivi per individuare precocemente forme di disagio comportamentale
  • Operare un coordinamento di interventi adeguati all’assunzione di atteggiamenti e relazioni appropriate da parte delle figure educative verso l’alunno e la famiglia, con modificazioni positive ed efficaci della comunicazione in classe.

 

  1. AZIONI E METODOLOGIA:

Visti gli obiettivi del progetto, la nostra equipe si propone di intervenire sul disagio degli alunni attraverso:

  • Formazione e mediazione in assemblea su tematiche specifiche concordate con l’Istituto
  • Consulenza e informazione tramite lo “Sportello di Ascolto” dove i singoli alunni potranno recarsi per trovare un valido sostegno alle loro difficoltà.
  • Focus Group dove discutere e confrontarsi su tematiche comuni.
  • Specifici percorsi per la riduzione dei comportamenti problema inerenti la sessualità e le difficoltà interculturali
  • Attivazione di laboratori creativi ed espressivi per l’acquisizione della conoscenza di sé e della consapevolezza delle proprie emozioni, lo sviluppo dell’autostima, la capacità di definire ed elaborare i problemi, l’accrescimento della capacità di cooperazione nel gruppo.
  • Tecniche di gruppo come ad esempio Focus Group e Role Playing che hanno come presupposto l’educazione socio affettiva e l’educazione tra pari
  • Osservazione in classe finalizzata all’attivazione di laboratori e/o incontri a tema
  • Orientamento scolastico e professionale individualizzato attraverso l’utilizzo di test e colloqui

Per quanto riguarda genitori e insegnanti oltre alla possibilità di usufruire dello Sportello Di Ascolto per problematiche della relazione tra genitori e figli attraverso momenti di supporto/consulenza individuali sono previsti:

  • Gruppi di Incontro e confronto su tematiche emergenti
  • Incontri di sensibilizzazione e rielaborazione in gruppo di problematiche emergenti;
  • Momenti di incontro di gruppo su tematiche riguardanti la comunicazione in famiglia.
  • Momenti di cooperazione da parte dei genitori nella realizzazione di progetti integrati
  • Momenti di formazione con esperti esterni per ripensare i propri atteggiamenti relazionali, per arricchire la professionalità dell’insegnante e renderla più efficace per gli studenti.

 

Metodologia degli interventi

Le tecniche utilizzate dagli psicologi si baseranno su metodologie interattive: modalità d’intervento “calde”, che si occupano dell’interazione tra individui in un contesto specifico, dei processi comunicativi e psicologici e della relazione con l’ambiente. Queste modalità propongono un’azione che richiede coinvolgimento, confronto, discussione critica, focalizzando l’attenzione sul potenziamento delle risorse personali e di gruppo. I tempi e le modalità di svolgimento di ogni singola azione saranno poi da concordare con l’Istituto al momento della realizzazione del progetto.

Il responsabile del progetto

Dott. Luca Napoli

By | 2019-02-16T15:36:44+02:00 Febbraio 16th, 2019|Progetti|0 Comments

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