La Psicoterapia Umanistica
La Psicoterapia Umanistica si basa su una concezione che sottolinea le potenzialità e le capacità positive dell’uomo.

Tale concezione non si fonda su un unico modello, ma abbraccia numerose teorie e approcci filosofici e psicologici.
Fra questi possiamo riportare in modo particolare il contributo di Maslow, il quale , partendo dalle teorie della filosofia fenomenologico-esistenziale, si fa promotore di una nuova psicologia che pone l’accento sul ruolo dei bisogni e delle emozioni nello sviluppo dell’identità e del concetto di autorealizzazione verso il quale ogni persona tende naturalmente. Gli ostacoli che ciascuno incontra nel raggiungimento di questo obiettivo sono costituiti dal cronicizzarsi e il consolidarsi di sovrastrutture date dall’attenzione alle norme del sociale che finiscono con il tarpare le ali alla libera espressione della psiche, imprigionando naturelezza e spontaneità in comportamenti stereotipati.
Nella Psicoterapia Umanistica confluiscono anche i contributi di Rogers con la sua terapia centrata sul Cliente, tesa a sottolineare la natura non medica del trattamento, l’approccio della Gestalt di Fritz Perls, basato sul cambiamento portato dalla consapevolizzazione dei propri bisogni.
Anche l’opera di Bateson costituisce un tassello nelle fondamenta dell’approccio umanistico, in modo particolare per quanto riguarda la ripresa del concetto di Sè, come caratteristica dell’uomo di poter stabilire un centro. Al tempo stesso è necessario riportare anche da un lato le suggestioni attinte dall’analisi transazionale di Berne per quanto riguarda, in modo particolare, l’importanza della presa di coscienza del Qui ed Ora, finalizzato alla libertà di espressione dei propri sentimenti e, dall’altra della Psicosintesi di Assagioli per quanto concerne l’obiettivo del reindirizzare l’energia presente in ciascuno di noi, in un percorso più creativo e vivace fino al raggiungimento di quello che viene definito il Vero sè, caratterizzato dal livello più profondo di autoconsapevolezza che comporta l’unificazione, la coerenza e la organizzazione della propria personalità.
L’attenzione al Sè assume una centralità particolare nell’approccio umanistico integrato; dalla psicologia del Sè deriva l’idea che l’identità stessa dell’uomo si articoli intorno al Sè che diviene così il centro organizzatore della personalità.
Il Sè è l’organizzatore del sentire, dell’agire e dell’esistere che assicura: unità-coerenza-continuità-progettualità, alle relazioni dell’individuo con il mondo.
Nell’ottica Umanistica il Sè è depositario dell’Autostima, il sentimento del proprio valore, della stabilità, dell’ autoconsapevolezza, corporea, psicologica e della propria storia. Il Sè veicola i rapporti con il mondo esterno, determina i propri obiettivi e veicola la progettualità, si sviluppa attraverso dimensioni personali, relazionali, sociali e spirituali.
Scopo primario della Terapia Umanistica integrata è dunque l’armonizzazione e la realizzazione delle varie parti del Sè e quindi della personalità.
L’obiettivo può essere raggiunto soltanto se il terapeuta è in grado di mettersi in una posizione di ascolto del paziente in un setting di ottimismo e di sicurezza. Il lavoro terapeutico segue il paziente tenendo conto delle sue esigenze e di quello che “porta in terapia” ovvero nel Qui ed Ora; ecco perchè è importante essere a conoscenza e integrare varie tecniche e approcci psicoterapeutici capaci di fare riemergere tutti i “sensi del Sè” che vanno riattivati nell’area della consapevolezza, del significato e del valore della persona nella sua completezza.
Il modello psicoterapeutico umanistico integrato si svolge secondo le seguenti linee essenziali:
- Ciascuno di noi possiede una “natura intima” in parte specifica della persona in parte della specie, essa contiene i bisogni fondamentali, le emozioni, le capacità, le potenzialità, i talenti e tutto quanto caratterizza il Sè della persona
- Questo nucleo spesso è molto debole perchè i condizionamenti culturali, l’educazione, il timore della disapprovazione lo soffocano e i contenuti di tale nucleo sono per lo più inconsci o rimossi.
- Dalla repressione di tali contenuti scaturisce “la malattia”. I disturbi possono essere dunque considerati come un blocco al naturale processo di autosviluppo e di autorealizzazione.
- Tale processo passa pertanto attraverso il prendere contatto di nuovo con la propria natura intima, l’accettazione del proprio Sè, dei propri bisogni e delle proprie aspirazioni e della loro espressione in modo da poter raggiungere il “pieno compimento” della nostra essenza naturale e spirituale.
Valorizzare il termine umanistico nella scienza psicologica significa rifiutare la riduzione dell’individuo umano a termini biologici e meccanicistici, promuovendo al contrario la visione dell’uomo come agente attivo e responsabile della sua vita.
Le tecniche e le modalità utilizzate nella Psicoterapia Umanistica Integrata sono di conseguenza tutte finalizzate al raggiungimento dell’Autoconsapevolezza, della Libera Espressione e dell’Autorealizzazione della persona.
Fra queste possiamo menzionare:
I Gruppi d’Incontro, ispirati da Lewin negli anni ‘50, ripresi da Rogers e diffusi in Italia da Michele Festa. Tuttavia il vero fondatore potrebbe essere considerato William Schutz (anni ‘60) che pose l’attenzione sul postulato che ogni essere umano ha bisogno degli altri esseri umani dal momento che i bisogni fondamentali sono quelli dell’essere compreso, accettato, accolto, rispettato, amato. Per questo motivo tali bisogni devono essere portati alla luce e soddisfatti all’interno di relazioni che possono emergere all’interno di un gruppo. Secondo Stroller invece è il riconoscimento e l’accettazione dell’altro considerato simile a facilitare un’apertura immediata e diretta che in genere viene ulteriormente facilitatata, nella fase iniziale del gruppo, da alcuni esercizi di tipo non verbale e giochi di gruppo che facilitano lo scambio comunicativo e l’espressione delle proprie emozioni.
Alcune norme proposte nei gruppi sono: vivere nel presente, esprimersi più fisicamente che verbalmente, parlare di sè direttamente verso l’interlocutore al quale ci si rivolge, non generalizzare, assumersi la responsabilità ti se stessi e delle proprie scelte.
Le “maratone”. Una tipologia particolare di gruppo d’Incontro di cui il nostro approccio e la nostra Scuola si fanno promotori è “la maratona”; un gruppo d’incontro che si protrae per più giorni consecutivi (solitamente un week-end dal venerdì alla domenica). Esse hanno come particolarità l’apparente assenza di un percorso, di una guida. Questa modalità segue la pratica del “Drammautogeno”, termine coniato da Antonio Lo Iacono (1998) e che consiste nel considerare la psicoterapia come un’arte scultorea e non pittorica, in cui cioè si aiuta a “togliere” q1uelle parti che sono ridondanti anzichè aggiungerne altre al fine di ripristinare il libero e naturale scorrere dell’energia individuale e di gruppo. Le regole proposte per partecipare alla maratona sono: cercare di fare tutto quello che è temuto, avere il coraggio di sentire la paura, rispettare se stessi e gli altri, non mettere ostacoli nella comunicazione, concentrarsi per fare una cosa per volta, parlare per sè, cercare di esprimere tutto quello che si sente, lasciare morire le storie vecchie che mortificano, vivere il qui ed ora con tutto il cuore,imparare a dire addio entrando da padrone nel proprio futuro.
Tecniche Psicoanimatorie (Parsi, 2006): si tratta di tecniche creative (scrittura, pittura, fotografia, musica…) finalizzate all’espressione e alla scoperta delle proprie potenzialità e della propria capacità di essere parte attiva nel proprio processo di crescita, di cambiamento e di autorealizzazione.
Queste tecniche, teorizzate e divulgate da Maria Rita Parsi si basano su un metodo sintetizzabile in 5 fasi essenziali:
- fase del radicamento: in cui si effettua una ricerca dei dati intorno a se stesso, al proprio ambiente familiare e sociale, della realtà infantile ed attuale
- fase della decodifica: prevede una riflessione intorno ai dati raccolti, è una fase analitica di decodificazione
- fase dell’elaborazione creativa: è il momento in cui, attraverso la creatività si propongono nuovi modi di elaborare i dati in precedenza raccolti e proporre soluzioni mai sperimentate prima
- fase del nuovo progetto: si elabora un progetto, ovvero si trasforma in un progetto realizzabile la nuova soluzione messa a punto nella fase precedente.
- Fase del feed-back: consiste in una verifica di quanto creato, attraverso un confronto con gli altri e con l’ambiente esterno sull’esperienza fatta, da questo punto possono scaturire nuove suggetsioni in grado di far ripartire nuovamente il processo di attività psicoanimatoria.


