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Analisi Bioenergetica

L’Analisi Bioenergetica cerca di comprendere la persona nella sua corporeità attraverso l’espressione corporea e i processi energetici connessi.
Quindi è una psicoterapia a carattere analitico, centrata sul corpo, che ci propone l’unità funzionale ed energetica mente- soma, sottolineando che “non abbiamo un corpo” ma “siamo il nostro corpo”, espressione della nostra vitalità, del nostro passato, del nostro presente e delle nostra esperienza personale e interpersonale, delle nostre consapevolezze, dei nostri processi inconsci, dei nostri moti, e delle nostre emozioni.

Maratona luglio 2006 003Luca Napoli e Mario Troiano collabor
In particolare l’uomo è visto come unità, in cui la mente e il corpo sono interferenti sia nell’espansione che nella contrazione; pertanto si usano tecniche specifiche e sistematiche nel processo psicoterapeutico per risolvere i blocchi e le tensioni psichiche caratteristiche dei muscoli contratti soggetti a tensioni croniche, intervenendo tanto sul piano verbale quanto su quello corporeo, cercando di rafforzare il contatto con la terra/realtà del corpo (grounding), intensificando la vibrazione naturale del corpo e approfondendo la respirazione, sviluppando una coscienza psicologica, ampliando le possibilità espressive di movimento e di fluidità comunicativa.
L’analisi bioenergetica è un metodo che combina terapia corporea e psicoterapia verbale.

La storia:

Il concetto di integrazione è basato sul fatto che mente e corpo formano un’unità. Noi siamo i nostri pensieri, le nostre emozioni, le nostre sensazioni, i nostri impulsi ed le nostre azioni.
Essa è stata elaborata da A. Lowen (insieme al suo collaboratore John Pierrakos) fino dagli anni ‘50 ed è un’ estensione ed elaborazione della teoria freudiana legata al concetto di “libido”, concetto successivamente approfondito da W. Reich, allievo di Freud. Il principio su cui si fonda la teoria reichiana è quello dell’unità e antitesi funzionale del soma e della psiche, da cui discende l’identità funzionale di tensione muscolare e blocco emotivo, inteso come campo di forze rintracciabili nelle pulsioni e nella loro inibizione. Con Reich viene a comporsi la dicotomia psiche-soma presente nel campo psicoanalitico e l’attenzione terapeutica viene orientata sul corpo quale campo di energie vegetative psichicamente messe in movimento.
Uno dei principi della teoria reichiana è l’aver correlato l’inibizione della reattività emotiva con la limitazione della respirazione e l’aver evidenziato come le variazioni nell’assunzione di ossigeno influiscano sui processi metabolici dell’organismo, variandone il livello energetico e la naturale motilità. Il processo respiratorio infatti avviene con movimenti inspiratori ed espiratori che, coinvolgendo il corpo nella sua totalità, ne esprimono a livello fisico il processo emozionale.
Di conseguenza le tensioni muscolari croniche dei vari distretti corporei, limitando il flusso respiratorio, producono la frammentazione dell’organismo sia a livello fisico che psichico. Da qui la focalizzazione dell’intervento terapeutico sul corpo inteso come campo di energie vegetative, espressione del mondo psico-emozionale dell’individuo.

L’Analisi del Carattere elaborata da W. Reich è strumento essenziale di intervento terapeutico attraverso una tecnica che prende il nome di Vegetoterapia. Essa tende a ristabilire il flusso dell’energia bloccata nell’organismo dalle rigidità difensive caratteriali iscritte nelle tensioni muscolari croniche durante il processo fisiologico della rimozione. L’approccio terapeutico è orientato a ristabilire la funzione genitale intesa come espressione di un processo energetico più ampio che coinvolge tutto l’organismo secondo il principio della “eccitazione-carica-scarica-distensione”, attuando il quale si ristabilisce l’equilibrio della personalità; pertanto l’Analisi Bioenergetica affonda le sue radici nell’opera di Sigmund Freud.
All’epoca di Freud le persone soffrivano di un gran numero di malattie per le quali la scienza non aveva rimedi: paralisi, cecità, attacchi epilettici, perdita della memoria e perdita di sensibilità in varie parti del corpo. Freud scoprì che tali sintomi altro non erano che l’espressione corporea di esperienze infantili di dolore e di paura, che la mente aveva rimosso. Aiutando questi pazienti a ricordare e rivivere tali esperienze negative, Freud riuscì a curare i loro sintomi corporei e chiamò questo metodo psicoanalisi. Una volta che il paziente era diventato consapevole di quello che gli era accaduto da bambino, non aveva più bisogno di esprimere questi ricordi mediante sintomi corporei. Per far emergere tali ricordi dalla loro repressione Freud utilizzava i sogni dei pazienti, gli errori verbali (lapsus), le associazioni libere, il transfert. Wilhelm Reich, vissuto dal 1897 al 1957, fu allievo di Freud. Mentre Freud poneva attenzione alla produzione verbale dei pazienti, Reich introdusse nella psicoanalisi l’osservazione del corpo, come l’espressione degli occhi e del viso, la qualità della voce e i vari tipi di tensioni muscolari. Descrisse per primo quello che noi oggi chiamiamo linguaggio del corpo. Nello stesso modo in cui Freud notò una spaccatura fra memoria conscia ed inconscia, Reich notò una scissione fra le varie espressioni del corpo. Per esempio, una persona può ridere ma non essere consapevole che l’espressione del suo viso è triste. Può dire parole gentili, ma non rendersi conto che i suoi occhi sono pieni di risentimento o che la sua bocca ha una espressione negativa. Reich sperimentò come rilassare i muscoli cronicamente tesi mediante la pressione diretta su di loro e scoprì che funzionava. In questo modo il paziente poteva entrare in contatto con emozioni forti e a lungo dimenticate e con ricordi dolorosi. L’unità di mente, corpo ed emozioni diveniva più chiaro. Reich aveva osservato che i blocchi psichici si riflettevano costantemente sul corpo e che quindi ogni blocco nel corpo era causato da un preciso problema psichico. Reich riconobbe che ogni blocco si manifesta con una contemporanea sospensione o limitazione della respirazione dovuta ad una contrazione dei muscoli che a sua volta dipende da un’azione inibitoria o contrazione del sistema nervoso originata da un’inibizione psicoemotiva. Reich provò che era possibile sciogliere un blocco aumentando il flusso dell’energia bloccata; attraverso una attenta riapertura della respirazione o del movimento muscolare l’area del corpo bloccata si sbloccava e riemergeva la causa psichica originante. Oppure andando a sciogliere il blocco sul piano psicoemotivo intervenendo sul preciso evento causante, e provocando così la riapertura delle emozioni e delle aree del corpo da esso bloccate. Questo sblocco psicosomatico spesso dava origine ad una “catarsi”, ossia un evento intenso in cui si liberano emozioni represse e antiche, pianto, ferite interiori, rabbia, paure. Da Reich in poi si sono sviluppate moltissime scuole terapeutiche come l’Analisi Bioenergetica, la Gestalt, i gruppi di Encounter, la Primal Therapy, il Respiro Globale, l’Emotional Release, il Voice Dialogue e molti altri che operano per aiutare il processo di liberazione dai condizionamenti in modi e in ambiti specifici.

cavalletto

cavalletto bioenergetico



Alexander Lowen, paziente ed allievo di Reich, coniò per essa il termine di “bioenergia”. Lowen, ancora attivo tutt’oggi ha ben superato i 95 anni, allargò gli scopi dell’attività sul corpo ed introdusse il lavoro bioenergetico. Anziché limitarsi alla sola pressione e manipolazione delle tensioni muscolari croniche, egli fece uso di alcune posizioni di stress che potevano aiutare queste tensioni a rilasciarsi. La prova evidente di questo ammorbidimento delle tensioni era l’insorgere, nei muscoli, di una fine vibrazione. Lowen poté quindi osservare come i blocchi muscolari impedivano il libero scorrere dell’energia. Per esempio, un diaframma cronicamente contratto, come una strettoia, interrompeva l’onda respiratoria, provocando una respirazione superficiale. Come risultato diminuiva l’apporto di ossigeno ed il livello energetico calava. Questo modo superficiale di respirare è uno dei sistemi da noi utilizzato per controllare le emozioni. Per aiutare i pazienti a respirare meglio Lowen inventò il cavalletto bioenergetico. E’ di grande importanza la sua osservazione che una persona il cui flusso energetico è bloccato, ha perso una parte della sua vitalità e della sua personalità. Il radicamento (grounding), altro concetto introdotto da Lowen, descrive il contatto energetico con la realtà. Allo scopo di avere un buon contatto energetico, è indispensabile che l’energia scorra liberamente verso quelle parti del corpo che sono a contatto diretto con il mondo esterno: organi di senso, braccia e mani, gambe e piedi, pelle e organi sessuali. Guardiamo un bambino quando piange, quando è arrabbiato o felice, oppure quando vuole qualcosa. Tutto il corpo partecipa in modo armonioso. Di una persona ben radicata si dice che “ha i piedi per terra”. Questa persona sente la connessione fra i suoi piedi ed il terreno sul quale appoggiano. Appena cominciamo a crescere, di solito facciamo esperienza di come la libera espressione delle nostre emozioni si scontra con il rifiuto, la disapprovazione, l’umiliazione, la punizione. Impariamo presto, perciò, a controllare le nostre emozioni, e questo ha delle conseguenze. Blocchiamo permanentemente i muscoli coinvolti in queste espressioni medianti tensioni croniche, che sono inconsce. Allentare questi blocchi non è mai facile. Attraverso il lavoro con il corpo possiamo ammorbidire le tensioni.
Il metodo operativo su cui si basa l’Analisi Bioenergetica comprende una serie di tecniche utilizzabili nella psicoterapia, tali da consentire un approccio non solo sistematico e coerente, ma anche più profondo e completo, alla persona e a i suoi problemi.

Lowen elabora un sistema d’analisi delle diverse tipologie caratteriali dalle strutture corporee, dai tratti psicologici degli atteggiamenti difensivi e dai diversi processi energetici che si sono formati come reazione all’ambiente. Non esiste un tipo caratteriale puro, se non ad un livello palesemente patologico, ma in ogni individuo i tratti possono combinarsi in vario modo. Gli interventi in Analisi Bioenergetica sono infatti definibili come interventi complessi, nel senso che prevedono l’analisi del profondo secondo un approccio che procede partendo sia dal versante psichico, sia da quello corporeo; i temi emergenti, infatti, vengono affrontati ed evocati utilizzando sia il canale che, partendo dal piano mentale ed affettivo, conduce al coinvolgimento corporeo, sia il canale opposto: ovvero quello che partendo dalla respirazione, dal movimento e dall’espressione corporea permette l’emergere di vissuti emotivi inconsci consentendone quindi anche il recupero e l’elaborazione a livello mentale ed affettivo. In entrambi i casi, comunque, il processo regressivo e il successivo processo di consapevolizzazione, vengono fortemente stimolati e favoriti proprio dal coinvolgimento unitario dell’organismo, ovvero a livello sia psichico che somatico. Rispetto alla metodologia dell’intervento bisogna sottolineare che l’obiettivo primario è quello di ristabilire il libero movimento dell’energia del corpo, intervenendo in modo mirato sui blocchi emozionale/energetici presenti nel paziente e riscontrabili a tre livelli: psichico, emozionale e fisico.
A livello psichico, infatti, l’Io funge da mediatore tra il mondo interno e quello esterno, fra se stessi e gli altri: in questa mediazione è proprio l’Io che controlla l’immagine di se da offrire al mondo esterno, e quali sentimenti e impulsi possono essere espressi. L’interazione tra l’Io e il corpo si attua in un processo dialettico, in cui l’Io plasma il corpo attraverso il controllo che esercita sulla muscolatura volontaria. Come già accennato, quando l’espressione di un sentimento non è accettata nel mondo del bambino questo è costretto ad inibire l’emozione mediante, ad esempio, la contrazione dei muscoli atti all’espressione dell’emozione stessa. Quando tale inibizione è lungamente protratta nel tempo l’Io abbandona il controllo sull’azione proibita e ritira l’energia dall’impulso. Il controllo dell’impulso diventa allora inconscio e il muscolo rimane in questo caso contratto. In tali casi l’intervento psicoterapeutico mira proprio a risolvere tale tematica inconscia, a livello sia psichico che corporeo: questa complessa combinazione di lavoro sul corpo e psicoanalitico costituisce l’essenza dell’Analisi Bioenergetica. Alexander Lowen, allievo di Reich e fondatore dell’Analisi Bioenergetica, quindi approfondisce e rielabora l’Analisi del Carattere e le tecniche vegetoterapiche di Reich. Con l’opera “il linguaggio del corpo” getta le basi in uno studio approfondito delle varie strutture caratteriali in relazione al processo energetico che sottende ad ognuna di esse. L’approccio clinico si fonda sull’elaborazione e trasformazione dei processi dinamici che sono alla base della strutturazione del carattere, integrando l’approccio analitico con quello corporeo, per liberare l’energia delle tensioni muscolari croniche, ivi trattenuta. Il suo intervento è riconducibile ad una diversa considerazione del “principio del piacere” e del “principio di realtà” terapeuticamente risolvibile attraverso l’Analisi Bioenergetica secondo la tecnica del grounding o radicamento nella realtà, condizione prioritaria e basilare “per ristabilire il rapporto tra energia e personalità”. A. Lowen rivede il principio reichiano della potenza orgastica intesa come criterio della salute emozionale dell’individuo. Il processo orgasmico implica per Lowen il superamento non solo dei blocchi che inibiscono la funzione genitale, ma il ristabilirsi di un processo energetico che coinvolge tutto l’organismo, restituendogli la capacità di sentire piacere e sperimentare la gioia di vivere attraverso un processo di integrazione che avviene fra la realtà interna (pulsioni) e quella esterna (ambiente). Nell’Analisi Bioenergetica risultano pertanto fusi e sviluppati secondo un concetto di “terapia attiva” sia il presupposto freudiano, dinamicamente inteso, sulla teoria delle nevrosi, che l’apporto reichiano di mente e corpo quali espressioni indissolubili di una stessa realtà psichica. Il “linguaggio del corpo” diviene veicolo fondamentale dell’esperienza psicoterapeutica secondo una visione olistica della persona considerata nella sua unicità.

L’efficacia del trattamento bioenergetico

La letteratura inerente agli studi di efficacia del trattamento ad orientamento bioenergetico è alquanto ricca e variegata negli aspetti e nelle prospettive trattate.
Tentando di tracciare le linee storiche dalle quali il movimento bioenergetico ha preso piede nella sua strutturata complessità, nel 1972 Palmer pubblica un articolo dove viene descritta la desensibilizzazione alla paura dell’aggressione inibita attraverso l’uso di tecniche bioenergetiche assertive.
La bioenergetica e la relata importanza dell’ascolto del proprio corpo, trovano una propria caratterizzazione in Brown (1973) il quale descrive la psicopatologia come derivante dall’irrigidirsi di comportamenti ed esperienze biologicamente e organismicamente radicate.
L’approccio bioenergetico inizia a mostrare la propria efficacia già dalla fine degli anni ’70; in particolare, nel campo dell’alcolismo gli studi di Moran (Moran et al., 1978) evidenziano che la System Relasing Action Therapy (SRAT), tecnica che fonda le radici nella bioenergetica e nelle tradizioni gestaltiche, porta a miglioramenti significativi oltre che nel bere eccessivo anche nella misura della pressione arteriosa, nella sintomatologia di tipo fisico ed ansiosa e nella percezione dell’autoimmagine.
Oltre a varie ricerche che dimostrano un’evidente efficacia delle tecniche ad orientamento bioenergetico, di seguito descritte, è stata dimostrata negli ultimi anni la stabilità dei risultati ottenuti, particolarmente in riferimento a problemi psicosomatici (Müller-Braunschweig, 1998), interpersonali in generale, fisici e alla possibilità di incrementare stabilmente l’insight di tipo cognitivo (Ventling, Gerhard, 2000).
Prendendo spunto direttamente da quanto teorizzato da Lowen, Rakowska (1983) evidenzia che tale metodo neo-reichiano è quello ad ampio spettro più utilizzato nel trattamento della depressione; tale aspetto viene confermato dall’Autore in maniera sperimentale comparando il metodo con altre psicoterapie in uno studio su studentesse di medicina ventottenni con diagnosi di depressione (Ibidem).
L’efficacia dell’analisi bioenergetica nel trattamento di un ampio spettro di disturbi psicosomatici e nevrotici in generale emerge dallo studio di Gudat (1997).
Nel campo dei disturbi di personalità, Baum (1997) evidenzia la possibilità di utilizzare la bioenergetica come approccio da rivolgere ai disturbi di personalità borderline, tecnica secondo l’Autore in grado di sviluppare nel paziente l’abilità di capire la realtà in maniera più approfondita.
Oltre a vari studi dell’efficacia nell’utilizzo in terapie di gruppo (ad es. Bloom, 1977), l’approccio bioenergetico trova un proprio spazio di espressione nel trattamento di casi di masochismo (Selicoff, 1985) dove emerge in particolare la relazione tra processi mentali e processi fisiologici muscolari.
Dallo studio della letteratura a riguardo, emerge altresì l’utilizzo della bioenergetica come approccio di counseling mente-corpo alternativo alla riabilitazione di varie disabilità (Coven, 1985).
L’approccio bioenergetico risulta essere efficace anche per quanto riguarda le psicoterapie in campo adolescenziale, in particolare nel trattamento di traumi precoci derivati da separazioni o da abusi sessuali e fisici (Ventling, 2001).
Una particolare nota deve essere dedicata agli studi compiuti su territorio italiano; in particolare, Salvi, Orsini e Carzedda (1985) applicano l’analisi bioenergetica per affrontare elementi psicosomatici collegati alla paura nella pratica sportiva quali paura dell’azione, paura dell’essere giudicati, paura di sbagliare, paura delle reazioni altrui eblocchi psicomotori da paura.
Sempre nel campo della psicologia dello sport e di approcci bioenergetici, Polani (1987) studia le correlazioni tra immagine corporea e livello di ansia nei tuffatori; i risultati mostrano per quanto riguarda i livelli di ansia miglioramenti statisticamente significativi ottenuti dall’applicazione di training autogeno ed altre tecniche bioenergetiche.
Infine, è sempre di origine italiana uno studio che propone un’interpretazione dell’abuso di sostanze negli atleti come bisogno narcisistico di trasformare l’immagine mentale e fisica nell’immagine dell’atleta percepita dal mondo (Traetta, 1989); in tale ottica, i processi bioenergetici vengono considerati quali elementi per la scoperta del “sé segreto”, per sviluppare un’immagine positiva di sé e da sostituirsi all’abuso di droghe.

Bibliografia (riferita a “bioenergetica ed efficacia del trattamento”)

- Baum, S. (1997). Living on shifting sands: Grounding and borderline personality organization. Journal of Contemporary Psychotherapy, 27(1), pp. 61-86.
- Bloom, V. (1977). Bioenergetics in group psychotherapy. Group, 1(3), pp. 172-183.
- Brown, M. (1973). The new body psychotherapies. Psychotherapy: Theory, Research & Practice, vol. 10(2), pp. 98-116.
- Coven, A. B. (1985). The bioenergetic approach to rehabilitation counseling. Journal of Applied Rehabilitation Counseling, 16(2), pp. 6-10.
- Gudat, U. (1997). The efficiency of Bioenergetic Analysis in oupatient psychotherapy. Psychotherapie Forum, 5, pp. 28-37.
- Moran, M. et al. (1978). System Relasing Action Therapy with alcoholics: An experimental evaluation. Journal of Clinical Psychology, 34(3), pp. 769-774.
- Müller-Braunschweig, H. (1998). The effects of body-related psychotherapy in psychosomatic illnesses. Psychoanalytic Inquiry, 18(3), pp. 424-444.
- Palmer, R. D. (1972). Desensitization of the fear of expressing one’s own inhibited aggression: Bioenergetic assertive techniques for behavior therapists. Newsletter for Research in Psychology, vol. 14(1), pp. 36-38.
- Polani, D. (1987). Ansia e conoscenza corporea nel tuffatore. Movimento, 3(3), pp. 190-194.
- Rakowska, M. J. (1983). Bioenergetic analysis in the treatment of depression. Roczniki Filozoficzne: Psychologia, 31(4), pp. 327-343.
- Salvi, L.; Orsini, M.; Carzedda, G. (1985). Aspetti psicosomatici della terapia della paura nella pratica sportiva. Movimento, 1(1), pp. 43-44.
- Selicoff, H. (1985). Bioenergetic analysis and a case of masochism. Revista Mexicana de Psicologia, 2(1), pp. 38-42.
- Traetta, T. (1989). Doping o grounding: L’alternativa bioenergetica. Movimento, 5(3), pp. 186-186.
- Ventling, C. D.; Gerhard, Urs (2000). About the efficacy of bioenergetic psychotherapies and the stability of therapy outcomes: A retrospective investigation. Psychotherapeut. 45(4), pp. 230-236.
- Ventling, C. D. (2001). Childhood psychotherapy: A bioenergetic approach. Karger Publications, Basel: Switzerland.


Le tecniche e gli approcci della Analisi Bioenergetica

31 luglio 2007 1386

Psicologia Dinamica: l’eredità di S. Freud
L’energia e la Vegetoterapia: l’eredità di W. Reich
La Corazza e i segmenti: oculare, orale, cervicale, toracico, diaframmatico, addominale, pelvico
Grounding, Centring, Facing
L’analisi del Carattere: schizoide, orale, psicopatico, masochista, rigido, etc
L’approccio psicocorporeo: la lettura del corpo
Tecniche di rilassamento e di respirazione
Analisi e tecniche psicocorporee
Analisi dei sogni e vissuti corporei
Psicodramma, role-playing
Gruppi d’incontro
Psicoanimazione
Drammautogeno

Le tecniche residenziali

Si fa riferimento di seguito alle tecniche che a partire dagli anni 60 in poi si sono sviluppate nelle varie scuole di pensiero per arrivare a gestire i gruppi di psicoterapia a cui ci siamo riferiti:

- genogramma
- scultura familiare
- ridefinizione in positivo
- prescrizione del sintomo
- ipotizzazione
- domande circolari, riflessive, ipotetiche
- rinarrazione o tecnica della doppia descrizione
- analisi delle fasi del ciclo vitale
- splitting
- reflecting team
- Encounter group
- Centering